Brexit


brexit

Brexit

Quando il Regno Unito ha votato la Brexit per l’uscita dall’Unione Europea nel 2016 alcuni commentatori avevano scommesso sul fatto che tale uscita poteva essere l’inizio della fine dell’intera Unione Europea. La leader della destra francese Marine Le Pen aveva detto a tale proposito che “la Brexit poteva essere solo che un evento positivo. Altri conoscitori politici dissero che un accadimento del genere poteva essere seguito da altri paesi europei. Altri, più cauti esprimevano l’idea che l’uscita inglese avrebbe dato comunque l’inizio della fine dell’eurozona così come la conoscevamo fino a quel momento.

Brexit

Ci sono almeno 15 partiti populisti sparsi sull’intero territorio dell’Unione. Tali partiti hanno da sempre spinto e si sono fatti fautori e sostenitori di un referendum per l’uscita del proprio paese dalla zona euro. Dunque, da quando uscì l’esito positivo che proclamava l’abbandono della nave europea da parte degli inglesi ci furono molti cambiamenti. Cambiamenti che riguardavano e riguardano non solo i sentimenti che i singoli stati hanno nei confronti della “casa madre”. Ma poteva la Brexit comportare dei benefici per la UE? Vediamo come appunto la exit, l’uscita della Gran Bretagna sta cambiando l’intera struttura burocratica, politica e storico-culturale dell’Unione.

Brexit

Molti cittadini del continente possono temere che l’uscita inglese può minacciare i valori europei. Tutti quelli che credono fermamente nei valori europei vorrebbero tornare da un’unione fra stati basata su fratellanza, pace e prosperità. Comunque in una direzione o nell’altra, un cambiamento è richiesto. Molti sognano la creazione di un movimento politico di natura prettamente europea, un movimento che unisce i giovani europei piuttosto che dividerli. La Brexit ha spinto molti specialmente delle generazioni più giovani a sognare per un’Europa più unita, più coesa e connessa. Un’Europa in cui non si sono paesi di seconda categoria lasciati indietro da quelli più ricchi e più potenti.

brexit

Pro e Contro

Tale spinta propositiva però vede a sua volta la contrapposizione di una spinta contraria. Un terzo dei cittadini intervistati vorrebbe abbandonare la UE seguendo l’esempio britannico. Fra i paesi più desiderosi di uscire c’è l’Italia. Il nostro paese con i sui 44 % di italiani che vorrebbero uscire dalla zona euro si colloca al terzo posto di questa classifica. Anche se ci sono buone possibilità di speranza per gli amanti dell’Europa. È stato fatto un sondaggio a livello europeo fatto da e per conto del così detto Euro barometro.

Sondaggio

Si afferma che dal 2016, l’anno della vincita Brexit per l’uscita dell’Inghilterra appunto, si assiste ad un ottimismo sempre più crescente che riguarda il futuro dell’Unione. Tale ottimismo è cresciuto di oltre 20 per cento. Molti cittadini cominciano a sentirsi sempre più attaccati ai valori comunitari. Tale attaccamento è cresciuto da quando il referendum Brexit  in Gran Bretagna per l’uscita è stato vinto.

Che sta succedendo adesso e cosa sta cambiando dunque? L’Unione Europea sta guadagnando più popolarità? Così come afferma il vice direttore per l’Europa della prestigiosa rivista The Economist “In molti modi penso che l’Europa è ora più forte per causa della Brexit”. Probabilmente perché l’andar via degli inglesi ha prodotto un maggior senso di sicurezza e di incolumità per gli europei rimasti.

Brexit

Questo fa si che loro percepiscono l’Europa come un’organizzazione forte che li protegge dal tipo di caos che possa derivare per chi vuole uscire da tale organizzazione. Tutto questo cambia veramente l’atteggiamento delle persone verso le azioni intraprese dalle istituzioni europee. Di fatto nei tempi più recenti anche i partiti politici più euroscettici stanno iniziando a cantare una canzone diversa. Tanti ricordano Marine Le Pen in una conferenza stampa subito dopo l’esito del referendum britannico.

Marine Le Pen

Il muro dietro alla leader della destra francese raffigurava due mani che si liberavano da catene. In quella occasione la Le Pen disse: “Brexit, la Francia è la prossima”. In questi ultimissimi anni però c’è stata una inversione ad U per molti dei leader dei partiti che invocavano la rispettiva uscita del proprio paese. Ad oggi tali leader non parlano più di uscire dall’Europa quanto di una riforma radicale e totale dell’intera unione. Questa come registriamo è una nuova e diversa forma di scetticismo europeo. Non si parla più di lasciare la UE ma di trasformarla in una nuova sorta di unione che possa andar bene o meglio ai nazionalisti e ai loro progetti.

brexit

Unione Europea

Come abbiamo già detto nel 2016, anno del referendum inglese, in Europa si registravano circa 15 partiti impegnati a promuovere dei referendum nei loro paesi per l’uscita dall’UE. Ad oggi però solo uno o due di questi partiti ancora fanno sul serio. Li altri hanno già lasciato tale idea alle loro spalle. Sembrava che il voto in favore alla Brexit potesse rappresentare una minaccia esistenziale all’eurozona. Questo periodo però non è l’unico registrato in cui l’Europa unita riscontra seri problemi dalla sua istituzione. Alcuni dei problemi più gravi sono apparsi già nell’ultimo decennio.

Crisi Globale

Nel 2008 la crisi globale economica ha provocato una forte recessione in Europa. Paesi come Irlanda, Portogallo, la Grecia e l’Italia dovevano essere sovvenzionati e salvati dalle banche europee. Tali paesi furono forzati ad adottare misure di austerità. Nei paesi menzionati i tassi di disoccupazione hanno raggiunto tassi da record e la recessione continuava ad aumentare. La crisi del debito fu seguita dalla crisi dei migranti nel 2015. Più di un milione di migranti economici e rifugiati si riversarono verso il continente. Molti di questi fuggivano da guerre e caos nel Medio Oriente. Nessun paese è stato colpito più duramente da questi entrambi sconvolgimenti come la Grecia.

Crisi Globale

In misura minore gli stessi problemi hanno colpito l’Italia. L’Europa non aveva capito quale sia stato il costo della crisi migratoria per l’Italia, non solo dal punto di vista finanziario ma anche economico e anche sociale. Nonostante tutto questo l’Italia è riuscita a gestire queste due crisi drammatiche abbastanza bene pur avendo risorse limitate a sua disposizione. Nel periodo della migrazione di massa via mare oltretutto si è andato a sovrapporre con il periodo delle politiche di austerità verso il popolo italiano. Non è stato facile per l’Italia e per gli italiani. In quel periodo le istituzioni europee avrebbero dovuto essere molto più collaborativi e di aiuto.

Una ricerca recente mostra come i greci sono i primi a pensare che i loro interessi non sono considerati prioritari dall’Europa. In seguito a loro arrivano gli italiani. Nonostante questo però ne la Grecia ne l’Italia si sono rivoltati contro l’Unione Europea. Dall’inizio del referendum per la Brexit la quota di italiani che vogliono uscire dall’UE è diminuita del 20 per cento. Da quasi metà italiani che volevano uscire, oggi siamo ad un terzo di cittadini che ancora credono all’uscita dall’euro.

Entrambe le crisi, quella economica e quella migratoria si sono allontanate. Per ora l’Unione è sopravvissuta.

Ottimismo Unione Europea

Gli italiani sono un po’ più ottimisti in questi ultimi tempi. Sperano in un futuro migliore per la zona europea. Molti in Italia credono che ci sia un’opportunità storica. Ci sono due strade di fronte a noi. La prima è quella di rendere la UE una vera e propria unione politica. Questa  potrà sostenere i cambiamenti drastici che si manifesteranno nella nostra società. L’altra strada da intraprendere è quella che vede tutti i paesi europei diventare una specie di coalizione di stati morbida senza molto futuro comune. Senza Brexit.

Molti giovani europei si vogliono impegnare e lottare per la prima opzione. Oggi con la crisi del Covid-19 tali ambizioni per una vera unione sarà sempre più difficile. La UE è composta da 28 paesi differenti. Ogni paese ha i la sua propria storia e interessi da difendere. Quello che si è visto attraverso le crisi è che in Europa persiste un istinto di sopravvivenza e di conservazione.

Nell’ultimo decennio ogni volta che la UE attraversava una crisi, crisi che poteva sembrare esistenziale, si è riscontrato che i leader europei hanno la volontà politica di tenere l’Europa unita. I paesi europei hanno così tanti interessi legati alla sopravvivenza dell’unione, che faranno il possibile per tenerla in piedi. Senza Brexit. Il problema è che l’Europa arriva ad aiutare sempre all’ultimo minuto. Cosa che gli italiani non sono disposti più a tollerare.

Worldwidewords.

Leggi anche Westminster Abbey e Hyde Park

Categoria: News | Articolo scritto da:

Dove siamo

Logo Metropolitana RomaPiazza Bologna (linea B)

Scrivici

    i termini e le condizioni stabilite sulla Privacy Policy *

    Dimostra che non sei un robot